Sprazzi di vita quotidiana è una nuova rubrica che vorrei iniziare. Il nome non mi convince granché, ditemi voi cosa ne pensate e i suggerimenti sono ben accetti! 

Ora vi chiederete quali siano gli argomenti di cui voglio trattare… A dire il vero più che argomenti, saranno brevi racconti di una giornata particolare o un evento che ha colpito la mia vita quotidiana. I motivi che mi spingono a raccontarvi non sono molti e l’unico che ha un senso è il fatto che ho bisogno di dare voce ai miei pensieri, alle mie sensazioni e l’unico modo in cui riesco davvero a farlo è per iscritto. 

Oggi vi racconto del mio primo giorno di scuola. So bene di avervi assillato con la mia entrata in università in diversi post, ma comprenderete la mia emozione! Finalmente libera. Il momento che ho atteso per tre anni. 

Vorrei poter dire che è stato magnifico, che mi ha emozionato e che le mie aspettative non sono state deluse, ma non è così. 

Partiamo con il presupposto che la notte precedente non ho quasi chiuso occhio, dormendo in questo mondo circa sei ore. Senza contare che mentre dormo non riposo e mi sveglio da sogni alquanto strani e che mi terrorizzano perché troppo contorti. Ho quasi perso il pullman e ci sono state difficoltà nel riuscire ad attivare una tessera atm (i totem della metro si nascondono!). Inoltre la linea gialla ha dei treni orribili e troppo vecchi: lo stridio può essere benissimo scambiato con le urla delle anime incastrate in questo mondo.

Arrivata in anticipo in università, approfitto per cercare una macchinetta per prendere dell’acqua. Sapete costo trovato? Aule su aule su aule su aule e una mensa chiusa e un bar affollato. Sono rimasta senza acqua fino alle tre e mezzo di pomeriggio. Non spreco nemmeno parole per i bagni, non ci metterò mai piede. 

Arriviamo alla presentazione.

Diversi docenti si presentano spiegando la loro materia, il corso e ciò che noi ricaveremo da questo percorso. Dovrei dare un discreto per i loro discorsi. Sarà che sono uscita da una scuola in cui la retorica è all’ordine del giorno, ma sono rimasta delusa da frasi connesse male che in sé non avevano nemmeno senso. Mi hanno lasciato confusa. 

L’unica vera gioia è stata la lezione di quarantacinque minuti di antropologia culturale. Credo che i docenti si trovino meglio a parlare delle loro materie e quindi trattare gli argomenti di studio sul vivo, più che presentarli in modo generale. 

Potrei concludere qua, ma vorrei raccontarvi della corsa fatta per arrivare a casa e poi andare a fare volontariato dove ho potuto attentare ai miei occhi soffiando sulla polvere di chili. Un’esperienza da incubo, non la consiglio a nessuno. 

Sono tornata da un’ora e mezza e sono esausta. I dolori alle gambe non sono nulla a confronto con la voglia di dormire. Non so più nemmeno chi sono -non che l’abbia mai saputo. Sono spaventata per i prossimi giorni. 

 Ed ecco a voi la mia reazione a questa giornata devastante. Lo so, non è molto interessante ma abbiate pietà di me! Il mio bisogno di parlarne era impellente. 

Spero di non avervi annoiato e nel caso mi scuso davvero tanto. 

Con affetto e tanto sonno vi auguro una dolce notte, 

Malika

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