• Trama: Tredici racconti che descrivono l’arduo percorso dal dolore alla guarigione attraverso un’ampia gamma di modulazioni. Il corpo è così attaccato al dolore da opporsi alla guarigione, fino a che la liberazione si fa strada a un tratto, accarezzando la mente e alleggerendo il peso della carne. A ostacolare la guarigione a volte è solo la paura di nuovi dolori, di altri ostacoli. Traumi infantili, ricordi dolorosi, la contiguità fra felicità e dolore, il lutto e la morte: nodi apparentemente insolubili si sciolgono sotto il raggio di un’intuizione illuminante, permettendo ai protagonisti di queste storie di uscirne salvi e arricchiti.
  • Recensione: letto mesi e mesi fa e purtroppo sarà una recensione scarna, ma farò del mio meglio per trasmettervi le sensazioni che questa raccolta mi ha lasciato. Perché parlarne? L’argomento trattato è davvero molto interessante: Yoshimoto è riuscita a regalarci storie differenti l’una dall’altra ma che possiedono in comune un elemento prezioso. L’uso dei sensi. Il corpo sa tutto è un esempio concreto di quello che spesso accade a noi, forse alle volte senza prestare troppa attenzione: il percepire, il sentire particolari odori, colori, luoghi rimanda a ricordi passati che possiamo rivivere solo attraverso le sensazioni segnate sul nostro corpo. E si è folgorati per un istante, catapultati in un flashback. È come la madelaine di Proust: l’autrice ha voluto regalarci racconti ispirati alla medesima sensazione. Alcuni erano splendidi e vividi, altri un po’ meno ma dipende dalle tematiche cui andavano a parare. Forse ho sentito meno l’atmosfera giapponese che a me piace tanto, probabilmente perché era racconti brevi e non si poteva fare di più.
  • Dati generali

1. Titolo: Il corpo sa tutto

2. Autore: Banana Yoshimoto

3. Casa editrice: Feltrinelli

4. Collana: Economica Feltrinelli

5. Pagine: 144

6. Prezzo: 8,00 (cartaceo, facile da reperire usato) 4,99 (ePub)

7. Voto: 4/5

Qualcuno lo conosce? Ho visto che in generale il libro è stato recensito con voti molto bassi. So che non è l’opera migliore della Yoshimoto che per me resterà sempre Kitchen cui sono affezionata, però l’intento è davvero molto interessante.

Con queste ultime parole vi lascio e a presto,

Malika

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