Mentre faccio le crêpes, davanti ad un fuoco bollente che compensa già il caldo dell’estate, penso al fatto che vorrei scrivere una storia.
Lo vorrei tanto. Eppure non so cosa raccontare. Sarebbe sicuramente piena di dolore perché è ciò di cui parlo di più e riesco a esprimerlo con tanta facilità.
Ma la struttura mi manca.
Non sono in grado di strutturare dialoghi verosimili perché non sono brava a comunicare.
Dovrei prendere ispirazione dal mio inconscio, ma sembra più difficile a dirsi che a farsi: nel caso ci riuscissi, avrei paura di aprire il vaso di pandora e già è difficile ora gestire la mia mente, figurarsi se avessi la possibilità di ampliare la mia visione.
Un incubo infernale.
E poi di chi dovrei raccontare? Ormai tutti parlano di tutto e cosa mi distinguerebbe dagli altri? Il mio stile che devo ancora affinare?
Si prospetta una tragedia.
Oppure no, forse potrei parlare di questo. Della fatica, del mio forsennato desiderio di scrivere e di costruire qualcosa che sia più grande di me.
Una sognatrice che rimarrà a guardare incantata la propria illusone.

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